HomeIndice generale ll Petrarca e i Colli Euganei  > Alcuni appunti di bibliografia
 
Fu il legame con Jacopo e con Francesco Novello Da Carrara a portare nel paese il Petrarca.  Il poeta ricevette in  dono da Jacopo alcuni terreni in Arquà (1351) e qualche anno dopo, nel 1360, Petrarca tornò di nuovo, ospite dei Padri Eremitani di Sant’Agostino di Padova che gli fecero dono di una piccola casa di loro proprietà posta in un “campo e mezzo” di terra che il poeta acquistò. Ma fu negli ultimi anni della sua vita che egli decise di stabilirsi ad Arquà nella piccola casa “cinta da olivi e da alcune vigne, più che sufficiente per una famiglia non numerosa e di modeste esigenze”. Qui il poeta morì nella notte del 18 luglio 1374.  
Gli studiosi concordano nel fatto che non sono ascrivibili ai Colli Euganei nessuno dei componimenti del grande poeta, anche se giustamente il Baldan, nel suo saggio sulla rappresentazione letteraria dei Colli, suggerisce come molti passi del Canzoniere abbiano l’aria di ispirarsi al paesaggio collinare euganeo, forse anche per via di una accentuata somiglianza tra il nativo paesaggio toscano e quello euganeo. Un paesaggio conforme al tono della sua poesia soave e melanconica — notava prima ancora il Callegari (nella sua prefazione alla Guida per il forestiere del 1941). Concreti riferimenti alla realtà collinare si trovano soltanto tra le righe di qualche tarda lettera. Dei nostri Colli il Petrarca parla per la prima volta in una spedita da Pavia il 20 giugno (del 1369, secondo il Billanovich) all'amico Moggio di Parma. In questa, la XLVI delle Variarum, egli a un tratto, entusiasta, esclama: "Se solo potessi mostrarti il secondo Elicona che per te e per le Muse ho allestito nei Colli Euganei! Penso proprio che di lì non vorresti mai più andartene". Qualche accenno, poi, abbiamo nelle Seniles: di particolare importanza la lettera al fratello Gherardo in cui, sempre esprimendosi in latino, il Petrarca comunica di essersi costruito "una graziosa casetta cinta da un uliveto e da una vigna" (XV, 5).  
Il corpo del poeta fu sepolto, per volere del genero, in un’urna simile ad un sarcofago paleocristiano posto nel sagrato della chiesa. La casa, che conserva alcuni cimeli relativi alla vita del poeta (la sedia moresca, la scrivania, la famosa gatta imbalsamata, e un album che contiene le firme degli illustri visitatori) divenne meta di un continuo pellegrinaggio. Negli anni a venire la fama del luogo e la piacevolezza del paesaggio fecero sì che costruissero le loro residenze di villeggiatura anche alcune delle più illustri famiglie veneziane e padovane come i Contarini, i Pisani, Beolco, Badoer e Zabarella.